TUTTI AL VAR: Il Moviolone di Bari-Südtirol

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Per la terza volta da inizio stagione, una partita dei biancorossi è finita all’interno di un polverone per dinamiche e decisioni arbitrali più o meno dubbie. Per questo, andremo ad analizzare, regolamento (che come al solito potete vedere da qui) e direttive alla mano, i due episodi più chiacchierati della partita, entrambi episodi che hanno poi portato la squadra avversaria al gol. Cominciamo ricordando che, io come altri, non abbiamo la verità in tasca, bensì analizziamo solo gli episodi.

Il primo episodio dubbio è sicuramente quello che porta alla prima rete del Sudtirol, un episodio abbastanza spinoso in quanto si intersecano errore umano ed intervento della tecnologia.

Al 21′ esimo il centrocampista tirolese Benardinelli controlla sulla linea di fondo una palla difficile, tanto al limite da portare l’assistente dell’arbitro ad alzare la bandierina istintivamente per indicare l’uscita della palla. Nonostante ciò, l’arbitro Maggioni decide (correttamente) di far continuare e da questa azione nasce il gol di Tait che, sul campo, viene annullato ma poi viene validato dal VAR. Grandi polemiche perché il su-giù della bandierina porta (colpevolmente) la difesa a fermarsi rendendo facile il tap-in del capitano viola.

Partiamo da tre basi basi regolamentari:
 – Regola 9: Pallone in gioco o non in gioco
Il pallone non è in gioco quando: ha interamente oltrepassato una linea di porta o
una linea laterale, sia a terra sia in aria.

– Regola 1:  Il terreno di gioco
SEGNATURA DEL TERRENO: Tutte le linee devono essere della stessa larghezza, che non deve essere superiore a 12 cm. Le linee di porta devono avere la stessa larghezza dei pali e
della traversa.

Regola 5: L’abritro e Regola 6: Gli altri ufficiali di gara 
Gli assistenti indicano quando: –
il pallone è uscito interamente dal terreno di gioco e a quale squadra spetta la rimessa dalla linea laterale, il calcio d’angolo o il calcio di rinvio.

Altri ufficiali di gara (due assistenti, un quarto ufficiale, due arbitri addizionali, un
assistente di riserva, un VAR – Video Assistant Referee – e almeno un AVAR –
Assistant VAR) possono essere designati per una gara. Coadiuveranno l’arbitro
nel dirigerla in conformità con le Regole del Gioco, ma la decisione finale sarà
sempre assunta dall’arbitro

Partiamo quindi con l’analisi.

In questo esatto momento l’assistente (che da ora in poi, per comodità chiameremo AA, Assistente Arbitrale) alza per meno di un secondo la bandierina, un po’ istintivamente, un po’ sottovalutando la pericolosità dell’azione.
E’ bene specificare che la sola indicazione dell’assistente non implica che il gioco debba esser fermato, proprio perché come abbiam visto dalla Regola 6 l’ultima decisione spetta solamente all’arbitro ufficiale (che da questo momento, per comodità, chiameremo AE, Arbitro Effettivo).
E’ bene specificare anche che AA e AE sono in continua comunicazione tramite microfono e auricolare.

Le critiche maggiori arrivano proprio dalla prima segnalazione del AA, lui vede la palla possibilmente fuori, istintivamente alza la bandierina e, tecnicamente, la squadra barese si ferma.
E’ sicuramente un errore del AA su cui Osservatore ed Organo Tecnico si saranno espressi in maniera negativa, ma tutto ciò non preclude la continuazione dell’azione in quanto l’AE non ha mai fischiato, essendo più a fuoco e capendo la potenziale importanza dell’azione.
Il protocollo VAR infatti dice che “l’assistente dell’arbitro deve attendere la fine dell’azione (solo se è una chiara occasione da gol) per fare in modo che venga successivamente giudicata dal Var”, non a caso poi la bandierina si alza definitivamente dopo il gol, momento in cui Bellomo va a protestare verso l’AA e l’AE interrompe il gioco indicando di attendere.

Arriviamo però alla ciccia: la decisione del VAR.
Partiamo dalla solita citazione al protocollo. Il VAR può intervenire:
“Rete segnata / non segnata • […] • pallone non in gioco prima della segnatura

Presupposto importante, il VAR può intervenire, in questi casi, solo se ha delle prove sufficienti per confermare o ribaltare la decisione del AE in campo.
Domanda delle domande: il VAR aveva a disposizione le telecamere appropriate? Risposta, .

In Serie B da un anno è presente una telecamera particolare, la Gol Line Camera (che per comodità da adesso chiameremo GLC), una telecamera posizionata in maniera perpendicolare alla linea di porta che può aiutare terna e VAR a prendere decisioni corrette su:
 – Gol/Non Gol (in B non c’è la Gol Line Tecnology);
 – Falli;
 – Fuorigioco;
 – Qualsiasi occasione meritevole di attenzione che riguardi la linea di fondo e di porta.

La GLC è una telecamera ad alta risoluzione caratterizzata dalla possibilità di avere dei frame precisi grazie all’alta frequenza di fotogrammi catturati. Per spiegarci meglio, questo tipo di telecamere non hanno il problema di frame distorti come quando andiamo a bloccare un qualsiasi video su YouTube da PC o Smartphone.

La GLC non è infallibile, se vi fosse un calciatore tra la camera ed il pallone, con quest’ultimo sostanzialmente “nascosto”, sarebbe molto difficile avere un’immagine chiara, questo però non accade nella situazione in questione in quanto la visuale è completamente libera.
Qualcuno si lamentava della presenza dei pali della porta che interferivano con la visuale, ma il palo più che d’intralcio è invece un sostengo in quanto la sua dimesione dev’essere pari alla linea di fondo.

L’immagine sopra è il frame esatto estrapolato dopo 5 (CINQUE) minuti di revisione VAR, un tempo che conferma la difficoltà della decisione e l’attenzione e l’accuratezza che si ha avuto in Sala VAR.
Il pallone per esser considerato fuori deve superare interamente la linea di fondo. In questo caso, seppur in minimissima parte, il pallone dall’immagine estrapolata è ancora sulla linea, ergo è in gioco.

Nelle ultime ore vi sono state diverse critiche su questa decisione in quanto i dubbi (che posso ritenere leciti) si sono soffermati su:
 – Come hanno fatto a prendere il frame preciso? Potrebbe esserci un altro frame precedente o successivo che ribalti la situazione;
 – Chi ha posizionato la camera? Chi mi dice che sia stata posizionata al millimetro calcolando anche la prospettiva?

Ad entrambe le risposte possiamo cercare di dare una risposta sebbene non vi siano certezze in tal senso, in quanto non tutto ciò che riguarda la tecnologia è chiaro e disponibile per tutti.

Per quanto riguarda i frame, la capacità di raccogliere i fotogrammi delle nuove telecamere permette, come detto prima, di avere delle immagini chiare e nitide durante tutto lo svolgimento dell’azione, consentendo di verificare precisamente cosa sia accaduto. Il frame viene scelto dagli operatori, ve ne sono solitamente almeno 2, coadiuvati da VAR e AVAR, e non sempre questa operazione è semplice e veloce, tant’è che il check ha richiesto quasi 5 minuti.

Sulla seconda domanda il dubbio è lecito, dove vi è la mano dell’uomo vi può essere un possibile errore, le moderne tecnologie però permettono di utilizzare degli strumenti per fasarsi con le varie linee del campo, da una semplice livella laser ai software dei produttori delle telecamere che, attraverso i propri calcoli, riescono a scegliere la posizione ottimale per le camere.
Come scritto in questo articolo di Panorama, “I due var sono dotati di un sistema di tracciamento di linee del campo differente da quello che tradizionalmente siamo abituati ad osservare da casa. Consente di localizzare con maggiore rapidità e precisione la posizione di un giocatore, oppure se sia dentro o fuori dall’area”. Ovviamente questo vale anche per il pallone.
Abbiamo la certezza che la telecamera sia stata posizionata al millimetro? No, è impossibile saperlo da non addetti ai lavori.
Vi sono tutti gli strumenti per far sì che questo sia accaduto? Sì, e le immagini a mio parere lo dimostrano.

Il secondo caso è, invece, a mio parere quello più meritevole di attenzione in quanto, al posto di un parametro oggettivo, rientriamo nell’interpretazione di un contatto di gioco.

Al 36′ del PT il Sudtirol segna il secondo gol dopo un’azione che ha visto un evidente pestone di Mazzocchi ai danni di Pucino.
Da ormai tre anni, la UEFA ha codificato un nuovo termine, che negli ultimi mesi abbiamo sentito spesso, lo “Step on Foot“, la traduzione tecnica del famoso pestone.

Lo Step on Foot, dichiarato da Rocchi come “oggettivo, e per questo va punito“, è appunto un pestone che un calciatore commette su un calciatore avversario. Solitamente il pestone arriva da un difensore verso un attaccante che, magari, con una giocata l’ha saltato ma, in questo caso, ci troviamo di fronte ad un attaccante che, dopo aver giocato la palla, pesta il piede di un difensore.

E’ un caso che, sebbene possa sembrare semplice, è più intricato di quanto sembri, basti pensare alle enormi polemiche nate dopo il giallo a Milinkovic nella partita contro la Salernitana, episodio in cui Milinkovic pesta l’avversario dopo aver scaricato palla, impossibilitato a terminare la sua corsa in altre maniere.

Come possiamo vedere, Mazzocchi che è in possesso palla, dopo averla passata commette uno SoF sul piede di Pucino che cerca di intervenire. E’ lecito o no?

Essendo un caso limite come al solito mi avvalgo delle parole di chi è più esperto di me, e come spesso accade mi avvalgo delle parole di Luca Marelli, ex arbitro di Serie A adesso opinionista serio, preciso ed imparziale su DAZN. Marelli commentò il fallo di Milinkovic così:
“Il cosiddetto ‘step on foot’, quello che noi chiamiamo pestone, dal 2019 è stato normato in modo specifico, anche se non lo troverete nel regolamento del giuoco del calcio scaricabile sul sito dell’Aia […] Per essere sanzionato come pestone, nel gesto del serbo andrebbe ravvisata l’imprudenza, ovvero Milinkovic dovrebbe aver compiuto un atto, volontario, che potenzialmente mettesse a rischio l’incolumità del giocatore.  Guardando le immagini si vede subito che non è così.
Il centrocampista prosegue la corsa in modo naturale, ha semplicemente scaricato il pallone e ha appoggiato il piede senza cambiare direzione né cercando il contatto con BronnMilinkovic era in possesso del pallone, nella stragrande maggioranza dei casi l’imprudenza viene commessa da un difendente ma in questo caso è stata commessa da Milinkovic Savic che si è trovato il piede del difensore e non poteva fare altro che calpestarlo

Sebbene in dinamica le azioni differiscono leggermente, l’interpretazione in questo caso è stata proprio questa: Mazzocchi in corsa passa la palla e trova sotto di sé il piede di Pucino, calpestandolo inevitabilmente.

Nelle ultime settimane all’interno delle camere arbitrali si è parlato proprio di questo: punire un attaccante per aver calpestato un piede di un difensore che, tecnicamente, arriva in ritardo?
Essendo un contatto di gioco, questo è sempre e comunque sottoposto ad analisi ed interpretazione da parte dell’arbitro ed è indubbio che una scelta del genere sia oggetto di critiche e perplessità.

Nello specifico, in questo intervento rientrano entrambe le casistiche su analizzate:
 – E’ uno Step on Foot, quindi un pestone, solitamente codificato con fallo e ammonizione;
 – E’ un intervento che arriva da un calciatore in possesso palla che si ritrova a pestare il piede dell’avversario.

La casistica è parecchio difficile, tant’è che il VAR non è potuto intervenire in quanto l’AE ha visto e valutato l’intervento come safe, ma ci sono tutti i presupposti per rendere (paradossalmente) corrette entrambe delle interpretazioni.