venerdì, Gennaio 27, 2023

Da "Tendagnora" a Capitano

Oggi parleremo di Marino Defendi, indimenticato Capitano del Bari della “Meravigliosa Stagione Fallimentare” che da sinonimo di sfiga è diventato idolo e Capitano incontrastato.

 

“A Bari la qualità da sola non basta. Quella pugliese è una piazza esigente e serve personalità per poter fare bene”Simone Cavalli, pianetaserieb

Marino Defendi, da "Tendagnora" a Capitano

A Bari, in fatto di pallone, siamo sempre stati abbastanza scaramantici. Vi ricorderete il nostro articolo sui riti propiziatori, con il galletto portato in mano dal grande Oronzo Pugliese o il sesso sotto una delle porte del Della Vittoria. Ecco, i vecchi scongiuri si sono persi col tempo, ma le credenze, soprattutto quando le cose vanno male, sono rimaste. Ne sa qualcosa mio padre che deve salire sempre dalle stesse scale, con lo stesso piede, ad ogni partita in casa o Vincenzo Torrente.

Torrente , allenatore del primo Bari post retrocessione, per molti aficionados dei forum baresi è diventata l’arma da sfoderare nelle partite che vanno male, con i suoi sorrisoni inseriti in bella vita affinché le partite possano cambiare.. volto (questa è brutta, lo so).
Sotto la sua gestione ne sono capitate molte, dai mille infortuni di De Paula a Zdenek Zlamal che, come prima parata ufficiale, decide di intercettare con il braccio un piatto lanciato con violenza da Salvatore Masiello contro non si sa chi, alla fine di un litigio, insomma un ambiente carinissimo e tranquillo con cui cercare di perseguire degli obbiettivi.

Nell’estate del 2011 in quella rosa è arrivato dall’Atalanta un esterno offensivo dalla folta chioma castano chiara, nell’ambito di uno scambio che porteà un calciatore innominabile a fare la via inversa, le cui qualità maggiori sono la grinta, la gamba ed il carattere, Marino Defendi.
Defendi nasce esterno offensivo ma, con il tempo, abbassa pian piano il suo baricentro, è lui per Angelozzi quel calciatore polivalente che tanto serve al Bari per cercare di agguantare per lo meno i playoff, con un rosa però tutt’altro che competitiva. Per convincerlo a scendere da Bergamo, l’eccentrico DS Barese, che conosce la passione per la pesca di Defendi, gli prospetta per l’appunto la possibilità di riconciliarsi con il mare, così da non poter rifiutare la chiamata dei biancorossi.

Un mio vecchio e saggio amico mi dice sempre che esistono “calciatori che nessuno sa perché piacciono al mister, tranne al mister stesso”. Defendi effettivamente è il classico giocatore che “suda la maglia“, che tanto piace agli allenatori in quanto, in difficoltà, possono metterli ovunque per tappare i buchi, e che ogni tifoso desidererebbe nella sua squadra. Il problema è che sudare la maglia va bene, ma assieme a questo devono arrivare le prestazioni ed i risultati.
In quel accrocchio di calciatori senza senso, però, i risultati tardano ad arrivare: Forestieri e Stoian sono incostanti, Caputo sta cominciando a carburare ma ha bisogno di tempo, De Paula è sempre ai Box e De Falco viene considerato lento e svogliato. Se a questo aggiungiamo una difesa instabile che prende gol ai primi affondi avversari, la stagione non può che essere grigia e fallimentare, in cui quasi nessuno riesce a salvarsi, compreso Marino che, grazie alla sua duttilità, viene utilizzato un po’ ovunque per “tappare i buchi”, oggi esterno d’attacco, ieri mezzala, domani terzino.
Nei forum e nei social i tifosi, già stanchi ed arrabbiati dopo la retrocessione del 2011, non risparmiano nessuno, nemmeno lui che, nel giro di pochi mesi, diventa semplicmenente la “tendagnor“, quel calciatore che quando entra in campo cambia la partita, ma in negativo, che dovrebbe rimanere in panchina e “non fare più danni”.

Si dice che i calciatori non leggano i social, ma le voci circolano e gira e riggira arrivano anche ai diretti interessati.
Non è mai bello sentirsi non apprezzati dalla tifoseria, soprattutto in una piazza calda come quella di Bari, e spesso porta a gli stessi ad abbandonare la nave per ritrovare fiducia altrove. Questo però non è capitato per Defendi, combattente nato, che fregandosene di tutti e sentendo la fiducia del mister e dei compagni, pian piano aumenta il livello delle sue prestazioni. 
Il primo cambiamento è a livello estetico, via la folta chioma dopo la pesantissima vittoria a Vicenza, dentro una rasatura totale che gli dona di più e gli conferisce un aspetto più “cazzuto”, poi vai con gli allenamenti, con la garra e con l’autcontrollo, una dote che Marino ha ormai innata grazie al Buddhismo, che come sua stessa ammissione l’ha aiutato molto durante il percorso della sua carriera.
Per un completo cambiamento, però, serve spesso una scintilla e quella arriva il 16 luglio 2013, data in cui Ciccio Caputo, capitano del Bari, viene squalificato per 3 anni e 6 mesi per l’inchiesta del Calcioscommesse che ha fatto tremare il calcio italiano e quello barese. Serve un capitano e mister e spogliatoio non hanno dubbi, sarà Marino

Che lui sia la persona giusta lo si capisce nei momenti di difficoltà, non accampa scuse ed è sempre sincero e schietto davanti ai tifosi ed i giornalisti. 
La gioventù non è una scusa – si legge sul Corriere del Mezzogiorno – Chi è stato scelto per indossare questa maglia ha tutte le qualità per farlo. Avere qualche anno in meno degli avversari può essere uno svantaggio in termini di esperienza, ma anche un’arma in più sul profilo della corsa e della freschezza. Perciò, sfruttiamo al meglio le nostre armi. Abbiamo qualità, non meritiamo l’attuale classifica. Ma dirlo non serve: occorre dimostrarlo in campo.”
Queste le sue parole nei primi momenti di difficoltà della stagione, parole da capitano che sa, comunque, di avere attorno a sé dei giocatori capaci e competitivi.

La svolta

A volte nella vita serve un po’ di fortuna.
Marino la fortuna ce l’ha avuta quando, facendo l’elettricista (sì, Defendi ha fatto l’elettricista) con il fratello ha conosciuto sua moglie, e non sa che di lì a poco la sua carriera, e probabilmente la sua vita, sarebbe cambiata in positivo.

Mentre il Bari arranca a metà classifica, Defendi si è preso in mano la squadra, anche grazie ad un centrocampo ben ottimizzato che completa con Romizi e Sciaudone: la tecnica probabilmente si trova altrove, ma la grinta, la gamba e la fisicità non manca ed in una Serie B in cui la qualità non eccelle, si rivela un centrocampo effettivamente valido che riesce a far emergere le qualità dei calciatori, anche grazie alla gestione (sebbene a volte confusionaria) del duo Alberti-Zavettieri. E’ però nel momento più triste e complicato della storia del Bari che emergono gli uomini, e se in quella squadra vi sono degli uomini, Marino è uno di quelli.

E’ il 12 maggio del 2014, il Bari è da poco fallito e, come da sempre promesso, i tifosi sono tornati in massa allo stadio, creando un connubio perfetto con una squadra che, da quel momento in poi, farà una cavalcata degna di un film interrotta ad un passo dal traguardo proprio sul più bello. Nonostante questo, le prime due aste di acquisizione della società vanno deserte ed in un mondo che sta diventando sempre più social, parte spontanea, quasi per gioco, una campagna da parte della squadra con l’hastag #compratelabari. I primi a farlo sono proprio i calciatori dopo un allenamento, seguiti subito dopo dal capitano, al momento ai box, che per rendere più l’idea si fa fotografare, con il suo Shiba, seduto su un cassonetto con la frase scritta su un cartone. A Bari si direbbe “sembra con le pezze al culo”, ma proprio per questo che il gesto viene apprezzato: pazzia, la piazza esplode e la campagna circola sui social di tutto il mondo, con personaggi più o meno noti che decidono di supportare la campagna facendola praticamente diventare virale. 
Ecco, quando si parla di fortuna parlo proprio di questo, un gesto simbolico e divertente da parte di una squadra ed un calciatore esemplare che fa assumere a quest’ultimo un volto nuovo, più umano e più rispettabile, (nonostante in realtà non ve ne fosse bisogno)

Ph. Barinedita

Defendi nel giro di poco è diventato IL capitano, grazie alle sue prestazioni, alla sua grinta ed al suo attaccamento alla maglia. Come se non bastasse, per portare ancora più priscio, parola che proprio Marino ha cominciato ad apprezzare, lui ed altri compagni vanno ad offrire la colazione ai tifosi che, sotto il sole cocente delle prime mattine estive, sono in coda ai botteghini per farei i biglietti per le prossime partite al San Nicola, un connubio con una città ormai perfetto.

Ho sempre ammirato la sua forza di volontà e la voglia di cambiare le cose, e questa storia a mio parere è una di quelle, fatta di abnegazione e sofferenze, che ogni giovane calciatore dovrebbe conoscere e fare sua, perché a Bari è facile diventare un “cesso” dopo esser stato un idolo, ma a fare il percorso inverso ci sono riusciti solo pochi calciatori, si possono forse contare sulle dita di una mano, e Defendi è uno di questi.
Per concludere, vi cito integralmente la sua lettera d’addio, nel 2016, prima di andare a Terni dove, guardacaso, diventerà dopo poco Capitano, amato e stimato da tutti.

“Cinque anni si fanno fatica a dimenticare… soprattutto in questa città dove ho conosciuto persone, in campo e fuori, che resteranno per sempre nel mio cuore, che con la loro disponibilità e il loro affetto hanno fatto sentire me, mia moglie, i miei figli come persone di famiglia. Non potrò dimenticare i compagni di squadra con cui ho vissuto momenti ed emozioni incredibili ed indimenticabili, lacrime di tristezza ma soprattutto lacrime di gioia, calpestando l’erba del San Nicola. Porterò sempre nei miei ricordi la mitica rosa della stagione fallimentare, un gruppo partito senza clamori e capace di riempire il San Nicola e far gioire l’intero popolo biancorosso.

Ma la lista dei ringraziamenti e dei ricordi è molto lunga. Sicuramente dimenticherò qualcuno, non me ne voglia. È doveroso partire da Guido Angelozzi che ho sempre considerato un secondo padre; i presidenti Matarrese, Paparesta, Giancaspro; Piero Doronzo soprannominato il “presidente” all’epoca del fallimento; Fabio Foglianese che mi perdonerà per tutte le volte che l’ho fatto impazzire; gli ex team manager Claudio Vino e Alberto Marangon, uomini favolosi; la famiglia Vasile a cui tutti dobbiamo molto; il dottor De Prezzo, Moretti e lo staff medico e fisioterapico che giornalmente si sono presi ‘cura’ di me; tutte le persone che lavorano in sede che si sono rese sempre disponibili in qualsiasi momento; le signore delle pulizie Anna e Giulia. E poi gli allenatori e i loro staff che mi hanno dato tanto a livello umano e professionale: Torrente, il duo Alberti- Zavettieri, Mangia, Nicola, Camplone e mister Stellone anche se per poco. A tutti auguro il meglio dalla vita.

Uno spazio particolare è riservato ai magazzinieri, l’anima di questa società: Vito Serino, Vito Bux, e il mitico Pasquale Lorusso. Il loro attaccamento alla maglia, alla squadra, al lavoro ci ha permesso di vincere molte partite prima di scendere in campo. Grazie al mitico e unico capitano Ba giüan (Giovanni Loseto), a Salvo Acella grandissimo preparatore.

Non ultimo il mio grazie ai TIFOSI baresi. Insieme ne abbiamo viste di tutti i colori, trascorso momenti bellissimi alternati a situazioni deludenti. La Vostra passione, contagiosa, mi ha fatto capire, subito, il significato di indossare questa maglia. Una maglia che ho cercato di onorare sempre al meglio delle mie possibilità. Sono convinto che capirete che certe scelte, a volte, vanno fatte.

Auguro a tutti Voi, alla F.C. Bari 1908 di vedervi presto dove meritate: in Serie A. In bocca al lupo!

Ciao a tutti e sempre forza Bari”.