Il “Progetto Bari” ha davvero un futuro?

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Agli spettri del passato e alle ombre del futuro si aggiunge oggi anche la decisione, ulteriore, del Calcio Italiano contro le Multiproprietà. Il “Progetto Bari” è in pericolo?

 

Tanto tuonò che piovve, scagliando fulmini e tempesta sull’Universo Bari.
All’indomani di una delle partite più umilianti della storia recente (e non) del Bari, un altro grave colpo è stato sferrato verso la sua proprietà: con l’abolizione delle Multiproprietà, escluse quelle già esistenti, il messaggio è chiaro, in questo calcio le multiproprietà non sono ben viste, men che meno nella stessa categoria.  E per fortuna, aggiungerei!
Un colpo durissimo in primis per una città che, sotto sotto, sperava di poter coltivare il sogno della Serie A con una società solida, in secundis per una proprietà che pian piano sembra perder sempre più battaglie, dentro e fuori dal campo.

9 sconfitte in una stagione in C a Bari si erano viste poche, pochissime volte, e l’aggravante di subirle con una squadra che, agli occhi di tutti, era la favorita non per vincere il campionato ma per ammazzarlo sta facendo disinnamorare sempre di più una piazza che, negli ultimi anni, ha subito così tante delusioni da diventare passiva, inerme davanti alle umiliazioni che più volte si stanno susseguendo sul rettangolo di gioco. Non sappiamo, ad oggi, come si concluderà il campionato, noi facciamo parte di quella frangia ottimistica di tifosi che sperano in un esito positivo di una stagione nata male e (quasi) finita peggio, con negli occhi ancora l’orrenda partita di Reggio Emilia che sancì la sconfitta, l’unica di Vivarini, proprio nella finale dei playoff dello scorso campionato. 

L’impressione, oggi come 4 anni fa, è che la piazza si sia talmente disaffezionata a questa squadra che gli spettri di un “Bari-Novara Bis”, partita a cui il Bari arrivò con il fiato corto, con le critiche e le perplessità degli addetti ai lavori e degli stessi calciatori, possano di nuovo materializzarsi agli ormai prossimi playoff.
Quella partita, partita secca al San Nicola con la possibilità di passare sia con la vittoria che con il pareggio, fu l’emblema di una stagione che, pian piano, si sta rivelando molto simile a quella attualmente in corso: passati in svantaggio di 3-0, spaccando praticamente in due la tifoseria, con una reazione di nervi i biancorossi riuscirono a riportarsi sul 3-3 salvo poi uscire a causa di un gol di Galabinov, negli ultimi minuti dei supplementari, invitato a segno da una difesa complice le cui movenze richiamano sempre più quelle del reparto difensivo guidato da Perrotta, Sabbione (Rada chi?) e Di Cesare, l’unico reduce da quella disfatta.
Quella partita fu l’inizio della fine della gestione Paparesta, ma fu anche l’inizio di un disinnamoramento generale che colpì Bari ed il San Nicola proprio durante il match, con una dura contestazione che non risparmiò nessuno nemmeno dopo il gol del 3-3 di Puscas, con la squadra in preda all’adrenalina che, nell’esultanza, pensando di festeggiare con i propri tifosi andò a beccarsi un mare di insulti, dettati dalla frustrazione e dalla delusione sotto la Nord. Ricordo ancora ciò di cui si parlava durante la partita: “vero, potremmo passare, ma con che coraggio vorremmo presentarci a Pescara dei Lapadula, Memushaj e Sansovini?”.
Certo, possono essere parole di un tifoso deluso, ma i parallelismi sono sempre più evidenti e l’idea generale è che anche un’eventuale promozione in B non riuscirebbe a ricucire uno strappo tra squadra e tifoseria che si sta creando, settimana dopo settimana, sotto gli occhi colpevoli della società.

La mossa Carrera, oculata sotto il punto di vista sentimentale, ha avuto i suoi effetti solo per qualche settimana, il classico “sprint d’orgoglio” che un cambio di allenatore riesce a portare ad una squadra smembrata, ridotta all’osso ed umiliata da un mercato di gennaio scellerato che ha portato moltissimi tifosi ed addetti ai lavori a chiedersi “qual è il futuro di questa squadra?”, ponendo anche le cosiddette domande “scomode” sia al DS che al Presidente, aggirate dalle classiche frasi fatte e studiate al tavolino fatte di mille parole ma di sostanza zero.
Sembrava tutto come in un film, il Vecchio Barese, amato dalla piazza e reduce da vittorie importanti in Russia, torna in patria per portare il Bari “lì dove merita”, uno di quei film americani dove arriva l’eroe che dalle macerie riesce a trovare il fiore decisivo per cambiare le sorti del Mondo. Peccato però che questo film si sia poi rivelato uno di quei classici cortometraggi da due soldi, fatti di molte promesse ma con un progetto inconsistente, in cui il primo (e unico) a pagare è sempre e solo il regista, ritrovatosi lui a dover trovare un fiore in un mucchio di macerie.

Con la decisione di oggi da parte del Consiglio Federale si scoprono tutte le criticità di un progetto a medio/lungo termine basato sul “Ci faremo sentire in Consiglio, fidatevi di noi!“, un progetto destinato a fallire fin dal principio e che sta assumendo, mese dopo mese, l’aspetto di una scarsa commedia di paese che farebbe rabbrividire uno di quei tifosi, che della baresità ha fatto il suo punto di forza, che ci ha lasciati dopo anni di battaglia con un brutto male, pur non smettendo mai di far divertire e sognare gli amanti del teatro e della commedia Barese.
IN QUESTO CALCIO NON C’E’ SPAZIO PER LE MULTIPROPRIETA, i sogni di gloria dei tifosi biancorossi quindi si dovranno scontrare con la dura realtà che, speriamo, colui che si è addirittura messo in discussione durante il suo breve intervento nell’intervista prepartita dell’allenatore, ci dovrà prospettare con estrema chiarezza: il Bari, a queste condizioni, in Serie A non potrà andarci mai, per lo meno con questa Proprietà, la stessa proprietà che per l’ennesima volta è stata presa a schiaffi dal Consiglio e, soprattutto, dall’etica sportiva. Sipario.