L’ultimo Canto del Galletto

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LATINA, ITALY - JUNE 11: Diego Polenta of Bari celebrates after scoring his team's opening goal during the Serie B playoff match between US Latina and AS Bari at Stadio Domenico Francioni on June 11, 2014 in Latina, Italy. (Photo by Maurizio Lagana/Getty Images)
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Maltrattato, denigrato, dimenticato per poi essere rispolverato, riscoperto e riamato. Dovessimo analizzare la storia del galletto biancorosso, storico animale simbolo del calcio barese, probabilmente basterebbero questo, parole che descrivono il fortissimo sentimento di amore ed odio tra la città e la sua squadra, figlio di qualche acuto e tante, tantissime delusioni.

Il Francioni di Latina, teatro della prossima partita del undici di Mister Mignani, non è uno stadio qualunque. Dovessimo ragionare con una vena un po’ romantica, come spesso ci piace fare, al Francioni quasi 8 anni fa si è “esibito” per l’ultima volta QUEL Galletto, quello vero, quello con la G maiuscola.

L’11 giugno del 2014, in un pomeriggio caldissimo (non solo meteorologicamente), 14 giocatori con la maglia rossa, che in pochi mesi riuscirono a riavvicinare una città ormai stanca e delusa alla propria squadra, offrirono una prestazione di tutto cuore, dando vita alla classica altalena di emozioni che la storia del calcio barese ci ha insegnato a vivere: sofferenza, un sussulto di gioia e poi tanta, troppa delusione, dando però tutto, anche l’incolumità. Ecco, l’ultimo “Canto del Galletto” fu, nuovamente, una esibizione che lasciò i suoi amati tifosi con l’amaro in bocca, pur consci di averci provato fino alla fine, tanto da spingere spontaneamente centinaia di tifosi ad accorrere comunque all’aereoporto, il giorno dopo, per dire semplicemente “grazie”, mentre i reduci dalla trasferta salivano sul pullman che li avrebbe riportati a casa con gli occhi gonfi.

È probabilmente un caso, ma l’idea di “riprenderci quello che è nostro” nello stesso stadio in cui, per l’ultima volta, “quello che è nostro” l’abbiamo potuto assaporare solo per qualche minuto, perché checché se ne dica ciò a cui assisteremo negli anni successivi sarà tutto tranne che degno di essere raccontato nella storia di questa squadra (non tanto a livello sportivo quanto a livello societario), beh.. un po’ fa venire la pelle d’oca.

Domani al Francioni ci saranno più di 2000 cuori biancorossi, almeno altrettanti sugli spalti del San Nicola e chissà quanti davanti al televisore, a tifare e soprattutto a “fare veleno”, sicuri però che in campo ci saranno di nuovo dei calciatori pronti a dare tutto, trascinati, chi lo sa, dall’unico reduce di quella brutta data, reduce addirittura fischiato solo qualche giorno fa durante la partita con l’Andria.

Ragazzi, RIPRENDIAMOCI CIÒ CHE È NOSTRO, TORNIAMO A FAR CANTARE DI NUOVO IL GALLETTO!