Moro, intervista

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Al termine di una stagione fenomenale, culminata con ben 5 rigori parati, Beppe Moro concesse questa intervista a Radio Bari dove spiegava come la guerra l’aveva cambiato, in meglio, fisicamente.

Eravamo in guerra, giocai una quindicina di partite con l’Alessandria ma, poi, mi sbatterono in Sicilia, al fronte, dove rimasi fino allo sbarco degli alleati. Mi trovai di fronte agli inglesi. Dico di fronte solo per un riferimento strategico, perché non ho mai sparato un colpo. 
Ero a Licata, autista di un camion dell’officina mobile pesante di assistenza ai carri armati. Moro diventò grande su quella terra, in quei giorni. Mi capitava spesso di andare in colonna e di essere improvvisamente attaccato da squadriglie di cacciabombardieri nemici. In quei momenti, nessuno era più felino di me a inchiodare il camion e a buttarsi fuori. Voli di tre, quattro, cinque metri, dalla cabina del camion al di là del ciglio della strada. Mi guardavano tutti i compagni, più sbigottiti dai miei voli che dalle raffiche di mitragliatrice. Ero terrorizzato, d’accordo, ma credo che nessun portiere abbia mai fatto una allenamento come quello, al limite del terrore, scattando comunque, dovunque, all’improvviso”.