“Il Calcio è di chi lo ama”… come no. – Coppa Italia 83/84

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Un format per rendere la Coppa Italia più appetibile per le TV fin da subito“.
Con questa frase è probabilmente, e ufficialmente, morto il Calcio Italiano, il calcio delle piccole, il calcio delle provinciali, che nella Coppa Italia vedevano un’opportunità enorme per sentirsi per una volta grandi, per poter affrontare le società più importanti a viso aperto e per cercare di rimanere nella storia perseguendo sogni e ambizioni che solo i tifosi di queste realtà possono capire.

Fa ridere pensare che proprio quei presidenti (con la p minuscola, non una svista) che fino a qualche giorno fa si dimostravano indignati di fronte ad una presunta “Competizione Elite”, formata solo da società di altissimo livello, indicando e difendendo il nostro sport preferito come “il calcio della gente e non dei soldi”, abbiano voltato le spalle a tutti avallando un format del genere. Proprio quei presidenti, oggi, hanno aiutato ancora una volta proprio quella Elite intenzionata a distruggere uno sport che, anno dopo anno, è sempre più deturpato di valori e mentalità a favore del mero e sporco denaro.
Per chi non sapesse di cosa sto parlando, è stato ufficialmente deciso che alla Coppa Italia parteciperanno solo squadre di Serie A e di Serie B, il tutto per renderla più appetibile per le TV. Buffo. Così come è buffo rimembrare che negli ultimi anni gli exploit più memorabili siano stati fatti proprio da squadre iscritte alla terza competizione nazionale.

Chissà cosa staranno pensando Lele Messina, Giovanni Loseto, Angelo Terracenere, Giorgio De Trizio e tutti gli altri (che non posso citare per ovvi motivi) che, guidati da Bruno “Maciste” Bolchi, dimostrarono al mondo calcistico che quando ci si prefissa un obbiettivo, con il duro lavoro e con la giusta ambizione, questo possa essere in qualche modo perseguito.
Chissà se gli sciacalli che hanno progettato un format del genere abbiano studiato la storia di questa competizione e abbiano visto come 40 anni fa (ma anche ultimamente con Alessandria e Novara) a giocarsi l’accesso alla finale di Coppa Italia sia arrivata proprio una squadra di terza serie schiantando squadre del calibro di Fiorentina e Juventus

Tutti abbiamo ancora negli occhi e nel cuore quelle imprese, imprese di un calcio che fu dove c’era più attenzione ai veri valori che allo spettacolo, un calcio più rivolto ai tifosi veri e non quelli da poltrona o quelli dall’altra parte del mondo che, negli ultimi anni, hanno addirittura imposto alla Lega di far disputare un Derby di campionato alle 12:30, così fa poter accontentare gli investitori cinesi.
La verità è che questi valori, purtroppo, stanno via via andandosene, portandosi appresso ricordi indelebili che, i più giovani, potranno vivere solo attraverso i racconti dei propri nonni o dei propri genitori.

Era un’altra epoca, anche il format era diverso (girone all’italiana “equo” con due squadre per categoria), e l’exploit dei biancorossi fece scalpore già dalla prima fase: 1 vittoria (contro il Taranto, anch’esso in C) e 4 pareggi, uno score invidiabile tanto da permettere alla squadra di Bolchi di qualificarsi alla fase finale in cui, quasi per scherzo del destino, fu sorteggiata nuovamente la squadra Campione in carica con cui già si era avuto a che fare nel girone, la Juventus.
Solo i tifosi delle piccole squadre, le così dette “provinciali”, sanno cosa possa significare affrontare una corazzata del genere sapendo di assistere ad una sorta di “Davide contro Golia” edizione calcistica. Solo pochi fortunati, poi, possono vivere ed esultare di fronte ad un’impresa straordinaria, l’impresa che vede Davide battere Golia con pieno merito (e anche un pizzico di fortuna) e scrivere a suo modo un pizzico di storia.
Io non lo so cosa possono aver provato i tifosi baresi al 90′ minuto dell’8 febbraio del 1984, minuto in cui l’arbitro Redini di Pisa accorda il calcio di rigore decisivo nella doppia sfida che porterà i biancorossi ai quarti eliminando i campioni in carica, per di più sconfitti per 1-0 al Della Vittoria, posso solo cercare di immedesimarmi in loro con un pizzico di brividi, ma la tristezza della nuda e cruda realtà che, da oggi in poi, mi impedirà di poter rivivere in futuro un evento straordinario del genere, a prescindere dai risultati sportivi raggiunti dalla mia squadra, annebbia un po’ tutto.

Si parlò di Juventus che prese sotto gamba la sfida (giusto), ma si parlò anche della grande impresa che una squadra di C (che di lì a poco avrebbe compiuto il famoso “doppio salto”, dopo aver dominato il campionato) fece non solo andando a battere i campioni in carica, ma anche a sconfiggere la terza forza del Campionato di Serie A nel turno dopo, conquistando una insperata semifinale di Coppa Italia da totale outsider, da cui la squadra biancorossa uscirà sconfitta contro un Verona che, qualche mese dopo, stupirà l’Italia intera andando a vincere il suo primo e unico Scudetto. Una sconfitta, quella con il Verona, che mai cancellerà però le gesta di una squadra che, partendo dal basso, ha sfiorato il paradisotoccandolo con un dito” (ma anche due o tre), aprendo definitivamente un ciclo che farà sognare i tifosi per ancora qualche anno e che lancerà definitivamente alcuni calciatori che faranno la storia di questa società.

A chiosa di questo, però, è evidente che ancora una volta, l’ennesima volta, i valori calcistici e sportivi siano stati calpestati a favore del puro spettacolo, come se il Calcio Italiano ad oggi sia capace di garantire uno spettacolo decente, per di più coinvolgendo solo le squadre della cadetteria, e questo non può che infondere profonda tristezza nel cuore degli appassionati. Perché si sa.. “Il calcio è di chi lo ama“. Come no.